40 anni di pace, solidarietà e volontariato che cambiano la vita e il mondo
Dalla Bosnia alla Palestina, dal Kosovo al Brasile, passando per i progetti locali in Italia, IPSIA compie quarant’anni. Un viaggio attraverso testimonianze e ricordi che raccontano come il volontariato e la cooperazione internazionale possano trasformare vite e comunità.

IPSIA – Istituto Pace Sviluppo Innovazione ACLI – viene costituita formalmente nel 1985 dall’esperienza del Centro per la Pace e lo Sviluppo (cepas), con l’intento di valorizzare nel contesto internazionale esperienze e risorse maturate dalle ACLI nel mondo del lavoro italiano e europeo.
Durante la guerra in Jugoslavia, le ACLI milanesi lanciano l’iniziativa “Un sorriso per la Bosnia”: centinaia di giovani si mobilitano per portare aiuti ai profughi bosniaci ospitati nei campi in Slovenia nel 1991 e poi direttamente in Bosnia ed Erzegovina.
In quello stesso periodo si colloca anche una delle più significative iniziative italiane di pace verso la Bosnia. Nell’estate del 1992, monsignor Tonino Bello lanciò un appello pubblico affinché la società civile si mobilitasse per un contributo concreto alla pace e alla giustizia in Bosnia, attraverso un’azione nonviolenta. L’organizzazione fu assunta dai “Beati i costruttori di Pace”. Dopo mesi di preparativi, 500 pacifisti partirono da Ancona il 7 dicembre 1992 diretti a Sarajevo, allora assediata da nove mesi, con l’obiettivo di raggiungerla il 10 dicembre, in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani. Un gesto coraggioso e simbolico, documentato nelle fotografie di Mario Boccia, che contribuì a tenere viva in Italia l’attenzione sul dramma bosniaco e sull’urgenza di percorsi di pace. Nel corso degli anni, a molti di questi percorsi parteciparono anche dei varesini di cui pubblicheremo i loro racconti.
Timeline tappe principali
1998 – Nasce “Terre e libertà”
Prende avvio il progetto che ogni anno coinvolge centinaia di giovani in campi di volontariato internazionale. Focus: educazione non formale, giochi, sport, laboratori, conoscenza dei diritti dei bambini e delle realtà locali.
1999 – Interventi durante la guerra in Kosovo
IPSIA attiva campi estivi di volontariato, coordinamento delle équipe, raccolta e distribuzione di beni per i profughi ospitati in Albania. Con il rientro dei rifugiati in Kosovo: ristrutturazione parziale di centinaia di case a Prizren e Vitine, riattivazione di scuole, fornitura di pompe e ripristino di reti idriche per accesso all’acqua potabile per intere comunità.
2004 – Prima sede operativa in Brasile
A Recife e Salvador nascono programmi triennali cofinanziati dal Ministero degli Affari Esteri. Risultati: formazione professionale e orientamento per 1.900 giovani tra i 15 e i 25 anni.
2004 / 2025 – Crescita dei progetti di cooperazione internazionale
Oggi IPSIA è attiva in Albania, Bosnia, Kosovo, Kenya, Mozambico, Senegal, Somalia, oltre che in Italia. Ambiti di lavoro: sovranità alimentare, imprenditoria sociale, ambiente, formazione, volontariato internazionale e accoglienza dei migranti in transito lungo la rotta balcanica.
Le storie dei volontari raccontano esperienze straordinarie: dalla Palestina al Kenya e alla Bosnia, tra bambini di strada, check point, muri di cemento, campi profughi e giochi condivisi. Ogni racconto mostra quanto il volontariato sappia trasformare le vite, facendo crescere sia chi lo riceve sia chi lo offre.
A fine ’93 un gruppo di giovani tornava dal campo profughi di Hrastnik, in Slovenia. Tra loro, in lacrime, c’era mia figlia quasi diciottenne. Da lì è nato il mio desiderio di partire e dedicare negli anni molte settimane a persone che avevano perso quasi tutto. Con le nostre équipes organizzavamo giochi, compleanni, visite nelle stanze, condividendo la vita di chi davvero aveva pochissimo.
DONATA E PINUCCIO MANCIANI
Ero tra i pochi adulti, e avevo molto da imparare. Il nostro impegno è proseguito anche dopo la guerra, quando molti non avevano più una casa né affetti.
Dal 2006 ho partecipato per nove volte, con mio marito e amici varesini (tra cui l’attuale Presidente delle ACLI Filippo Cardaci, n.d.r.), alla marcia per la pace da Srebrenica a Potocari. Si camminava a lungo, sotto il caldo fino a 40 gradi, attraversando boschi ancora minati. Nei paesi lungo il percorso persone gentili ci offrivano caffè e bibite. All’arrivo, migliaia di persone piangevano: dolore e rabbia si confondevano. Quando riprendevamo l’autobus, l’autista ci abbracciava. Non potrò mai dimenticare tutto questo. Sono tornata in Bosnia per rivedere le persone del campo e portare qualche aiuto: ci hanno sempre accolto a braccia aperte, anche a mani vuote. Mantengo ancora i contatti con molti amici che mi mandano foto e notizie delle loro famiglie.
Oggi seguo con rabbia e determinazione la tragedia del genocidio a Gaza. Se potessi partirei subito, come allora; invece possiamo solo raccogliere fondi e sperare arrivino a destinazione.
Partecipo a tutte le manifestazioni possibili: credo che il volontariato sia un argine forte allo sconforto e alla rabbia dell’impotenza. Non si può più restare a guardare.
Grazie IPSIA, per averci dato la possibilità di sentirci umani. Io sono molto anziana e limitata, ma sono certa che molti continueranno nel solco che abbiamo tracciato. Buona strada.
Sono passati quasi 20 anni dal primo campo di Terre e Libertà a cui ho partecipato, scelsi la Palestina, per istinto, non ragionai molto sulla destinazione. Fu un’esperienza incredibile, l’anno dopo ho voluto tornarci perché ero tornata a casa con troppe domande a cui non sapevo dare risposta. C’erano troppe cose che stridevano, che non mi quadravano: il muro di cemento retto dal governo israeliano nel bel mezzo della Terra Santa, luoghi sacri come il Santo Sepolcro “protetto” dall’esercito, l’ingresso ai luoghi di preghiera attraverso i check point, i manifesti dei kamikaze palestinesi appesi al parco giochi dei bambini. Continuavo a chiedermi cosa c’era di santo in tutto questo, ancora oggi non ho le risposte alle mie domande. Dopo la Palestina fu la volta del Kenya: le baraccopoli, i bambini di strada che al Kivuli Center vengono accolti e come primo rito bruciano i loro indumenti perché devono dare un taglio netto alla loro precedente vita, quella di strada appunto. Poi c’erano i bambini scalzi di Meru che dal bush arrivavano a frotte, si arrampicavano sugli alberi per divorare i manghi maturi, scendevano con velocità incredibile e si presentavano con una voglia sterminata di giocare; io ero immobile, sbigottita perché scene così non le avevo mai viste prima, forse per loro quel mango era l’unico pasto della giornata. Allora, con gli altri volontari si cercava di fare un cerchio, “a big circle” perché i bambini erano più di un centinaio e noi solo 7, si dividevano per età e si improvvisava qualche gioco a cui si giocava fino al tramonto: poco importa se il gioco era sempre lo stesso, poco importa chi vincesse e chi perdeva, l’importante era non rimanere immobili!
CATERINA SANTINON
Nel 1998 ero pronto a dedicarmi a qualcosa che aiutasse le persone. Avevo appena superato i trent’anni quando una mia cara amica, Claudia Bardelli, mi invitò al campo profughi di Hrastnik, in Slovenia, che ospitava famiglie bosniache scampate alla guerra. Non sapevo dire quasi nulla, solo “hvala” – grazie – ma quella fu la mia prima vera esperienza di volontariato. Fu così che incontrai IPSIA, l’ong delle ACLI.
ROBERTO ANDERVILL
Nonostante gli anni e le amicizie nate, il mio bosniaco è rimasto pessimo, anche se Donata Manciani provò ad aiutarmi regalandomi un dizionario.
A Hrastnik trascorsi molte giornate, fino alla chiusura del campo. Col tempo i viaggi sono diventati viaggi in Bosnia, a far visita a chi era rientrato nelle proprie case e che oggi considero amici. Un pezzo del mio cuore vive a Sarajevo, per me “kuca” – casa – ma anche Maglaj, Kotorsko, Odžak e Mostar fanno parte della mia storia, durante la quale ho visto bambini diventare adulti e c’è sempre una porta aperta.
Sono passati 27 anni e non ho più smesso. Con IPSIA sono stato in Kosovo nel 2000 e 2001 per attività di animazione, ed è lì che ho conosciuto Paola Villa, cooperante instancabile con cui ho condiviso molti progetti, fino a far parte del Direttivo Nazionale durante il suo mandato da presidente. Nel 2006 e 2010 sono stato in Palestina con Terre e Libertà dove è nato un amore che mi accompagna ancora oggi, mentre vedo con dolore ciò che accade in quei luoghi. Negli anni ho vissuto molte esperienze che insegnano che l’altro è più simile a noi di quanto immaginiamo. Oggi sono vicepresidente di IPSIA Varese, e tra le attività recenti c’è una mostra su Gaza che stiamo portando nei Circoli ACLI, dove intervengo come relatore.
IPSIA, auguri per i tuoi primi quarant’anni!
Per saperne di più su attività, progetti e iniziative:
www.ipsia-acli.it | www.terreliberta.org
Troverai volontariato, cooperazione internazionale, formazione, accoglienza e iniziative per promuovere pace e solidarietà.
Un sentito ringraziamento a Mario Boccia per aver condiviso i suoi intensi scatti sull’assedio di Sarajevo e la guerra in Bosnia, che raccontano storie di sofferenza e resilienza.
