UN PEZZETTO DI VISSUTO (personale) NELLA STORIA DELLE A.C.L.I.

Quando l’associazionismo diventa casa e identità.

di Renato Latini

Un mondo grigio che prende colore
Per me, personalmente (esistenzialmente), l’esperienza vissuta nelle ACLI e con le ACLI è stata esperienza di vita.
Essendo praticante (cristiano cattolico), verso la fine della mia adolescenza mi sono trovato iscritto alla DC e, poiché nel mio paese rurale e periferico c’era un Circolo ACLI con relativo bar e gioco delle bocce, quasi naturalmente mi ritrovai iscritto anche alle ACLI. Lavoravo manualmente dall’età di 14 anni: ero, e mi sentivo orgoglioso, un lavoratore.
Partecipai al mio primo Corso di Formazione ACLI residenziale, a Miasino (Lago d’Orta). Relatori dei corsi erano persone (personalità) come Luigi Galli (parlamentare), Aristide Marchetti (poi senatore), Ovidio Cazzola e altri veri maestri che ora non ricordo di nome, ma di cuore sì.
In pratica si respirava l’aria della sinistra DC, con le ACLI collaterali e serbatoio di voti. Voti raccolti e – visto con l’occhio di oggi – ben rappresentati nelle istituzioni.
Negli anni ’60 in Italia si fecero strada i Governi di Centro-Sinistra, accolti con plauso e positive aspettative da parte delle ACLI. Quando, come spesso accade nella storia politica italiana, la DC sfiduciò uno dei Governi Rumor, ne rimasi contrariato e rifiutai di rinnovare la tessera DC (con dispiacere del segretario locale, che era anche Presidente del Circolo ACLI). Fu la mia personalissima scelta di campo.
Ciò mi portò a condividere il successivo percorso IDEALE e POLITICO delle ACLI: scelta di classe, fine del collateralismo, unità sindacale, ipotesi di una nuova società. Le analisi e le proposte prodotte dalle ACLI in quei tempi (nei Congressi e nelle Giornate di Studio nazionali) erano di alto spessore culturale. Risalta, per contrasto, la pochezza o l’assenza di orizzonti politici e culturali di oggi.
Si respirava – e vivevo – una lettura della società in classi sociali. Nella mia famiglia operaia, io stesso operaio, ho vissuto le ACLI come un movimento educativo e sociale che, basato sulla Dottrina Sociale della Chiesa e sulle meravigliose Encicliche pre e post Concilio Vaticano II, colorò la mia vita, che inizialmente intravedevo grigia e limitata nelle speranze.

Le turbolenze
Gli anni intorno al Congresso di Torino (scelta di classe, fine del collateralismo con la DC, autonomia politica, voto libero e responsabile, ecc.) furono, allo stesso tempo, entusiasmanti e turbolenti.
Erano gli anni della contestazione e, per me, l’aspetto più significativo era la crescita del protagonismo del Movimento Operaio. Fu un’esperienza sociale e culturale vissuta intensamente dalle ACLI e nelle ACLI.
Associazione di frontiera fra il centro moderato e la sinistra storica, le ACLI, partendo dall’analisi della condizione operaia promossa dalle ACLI milanesi, giunsero alla scelta di campo o di classe: in pratica scelsero in quale blocco sociale collocarsi.
Questi percorsi e la fine dell’indirizzo di voto per la DC portarono a critiche e conseguenti rotture.
Personalmente condivisi le scelte delle ACLI e del loro gruppo dirigente, nazionale e provinciale. Ricordo la saggezza e l’equilibrio di Riccardo Dominioni nel guidare le ACLI varesine in quella fase. Anche nella nostra provincia nacque una minoranza interna contraria a tutte o a parte delle scelte.
Alcuni circoli furono tentati e corteggiati per compiere la scissione dalle ACLI e dar vita alle Libere ACLI. Per fortuna – e penso anche grazie all’instancabile opera, umile ma efficace, di Peppino Volontè, segretario all’organizzazione (oltre che di altri dirigenti varesini) – nella nostra provincia non si concretizzò alcuna scissione.
Il circolo del mio paese, con il suo gruppo dirigente, strizzava l’occhio agli scissionisti. Io mi sentii emarginato; con alcuni amici di passione cattolico-sociale fondammo un nuovo Circolo, nella frazione del comune, intitolandolo a don Lorenzo Milani.
Ricordo che in occasione della venuta di Emilio Gabaglio (Presidente nazionale dal Congresso di Torino, alfiere – dopo Livio Labor – delle scelte delle ACLI) a Sangiano, a un nostro convegno provinciale di studio, chiesero di venire a sentirlo (e vennero) il segretario del PCI locale e alcuni suoi dirigenti: a dimostrazione dell’interesse – genuino o strumentale, non si saprà mai – delle forze della sinistra tradizionale verso il percorso delle ACLI di allora.
Proprio in quei giorni Papa San Paolo VI pronunciò la sua deplorazione per le scelte delle ACLI, alle quali vennero tolti i sacerdoti in qualità di assistenti ecclesiastici e il riconoscimento (consenso) di associazione ecclesiale incaricata di animare il mondo del lavoro e la relativa pastorale.
Ma i rivolgimenti politici e sociali hanno la forza di fare la storia!
La Chiesa italiana istituì la “Pastorale del lavoro”, nella quale i laici cristiani aclisti furono l’ossatura, mentre i sacerdoti incaricati svolgevano anche il ruolo di accompagnatori spirituali delle ACLI.
Nelle diocesi dove l’attenzione al sociale era radicata e la Dottrina Sociale della Chiesa era studiata e incarnata, il legame tra Chiesa e ACLI non si ruppe mai. Così fu per la Diocesi ambrosiana.
Ci furono momenti di dialogo un po’ sofferto ma, anche grazie all’instancabile opera del compianto Giovanni Bianchi, prima Presidente regionale e poi nazionale, la sincerità, lealtà e fedeltà delle ACLI vennero alla fine riconosciute anche dai Pastori più perplessi.

 

L’autonomia aclista
Il traghettatore delle ACLI varesine verso la nuova stagione dell’autonomia fu Mario Rimoldi, Presidente provinciale in un decennio cruciale.
Oltre alle turbolenze politiche e di collocazione ecclesiale, le ACLI e i loro servizi sociali dovevano mantenere intatto il ruolo formativo e sociale in una fase in cui l’autonomia politica doveva essere accompagnata anche da quella economica.
Rimoldi, con un gruppo di dirigenti provinciali, si fece carico di questi obiettivi con passione, dedizione e sacrificio. Furono anni difficili.
Solo dopo la metà degli anni ’90 si arrivò a un consolidamento delle strutture delle ACLI, unitamente all’evoluzione della situazione politica, ecclesiale e sindacale.
Ma questo è un altro pezzo, più recente, della storia delle ACLI. •

Renato Latini

Storico socio ACLI, è membro del Comitato Provinciale della FAP ACLI di Varese.